Frantoio

 Crediamo che un’ottima qualità si ottiene senza delegare ad altri la cura della propria produzione, ed è questo il principio che ci ha guidati nella scelta di avere il frantoio in azienda.

Ciò ci  consente di ottimizzare la lavorazione delle olive, intervenendo sui fattori che determinano la qualità dell’olio, come la lavorazione entro le quattro/cinque ore dalla raccolta, la tipologia di frangitura, la scelta di tempi e temperatura di gramolazione, lavorazione di singole varietà, la scelta della centrifugazione.

Il nostro frantoio ci permette di essere autonomi su tutta la filiera produttiva senza dover accettare compromessi e nel contempo di sperimentare nuove frontiere tecnologiche di estrazione dirette al miglioramento del processo e alla conservazione di aromi e profumi delle olive. 

Lavorazione

Defogliazione e lavaggio

E’ il primo passaggio delle olive all’arrivo nel frantoio, consiste nella separazione delle foglie, catturate con la raccolta, dei rametti e di eventuali corpi estranei e nel lavaggio con acqua depurata  per eliminare i sentori di terra o di polvere depositate sul frutto.

Frangitura

E’ il processo che riduce i frutti di olive in pasta omogenea, è una fase molto delicata in cui si permette l’attivazione  del patrimonio enzimatico endogeno in  processi biochimici che conferiscono all’olio le qualità organolettiche e salutistiche che lo contraddistinguono.

 

Gramolazione

Inizia subito dopo la frangitura e permette alla pasta di olive di continuare l’azione enzimatica del processo estrattivo e la separazione delle goccioline di olio .  In questa fase la pasta di olive viene tenuta all’interno di” contenitori”, detti gramole, che operano con rimescolamento lento e continuo ad una temperatura costante

di 23-26°C  e in ambiente chiuso con rarefazione di ossigeno per favorire l’azione enzimatica.

E’ il momento fondamentale per la qualità dell’olio che ne deriva.

 

Centrifugazione

E’ il processo che permette di ottenere il nostro olio extravergine.

 Con questa lavorazione  si separano con il decanter prima i liquidi dai solidi e poi l’olio e l’acqua di vegetazione con un separatore centrifugo.

 Il nostro sistema di centrifugazione continuo garantisce una maggiore presenza di sostanze fenoliche antiossidanti nell’olio prodotto, un migliore profilo aromatico e una lavorazione più igienica.

 

Riutilizzo sottoprodotti

Nulla viene scartato né in frantoio né in campagna!

E’ da sempre che ci interessiamo alla gestione e  al riutilizzo  dei residui di lavorazione. Il risultato è che oggi la lavorazione dell’oliva non produce alcun residuo e tutti i sottoprodotti sono rilavorati ottenendo materiali riutilizzabili. 

Nel nostro frantoio entrano olive ed escono olio extravergine di oliva, sansa e nocciolino usati per riscaldare case e aziende, acqua di vegetazione e di processo  usate come ammendante sui terreni aziendali. 

In campagna i residui di potatura vengono macinati e riutilizzati per il riscaldamento aziendale.

Territorio

Rosciano è un piccolo borgo dalle origini medievali, fondato intorno all'XI secolo. Vi si trovano costruzioni molto antiche, quali ad esempio il castello medievale con la torre detta "dei Paladini", in ricordo di una leggenda che asserisce essere stati i Giganti Paladini a costruire l'edificio all'epoca della prima crociata. In realtà ad edificare la torre di Rosciano sono stati i Normanni e il primo comandante militare della rocca, Roscio da Montechiaro, ha dato il nome al paese. Testimonianze della storia del territorio possono essere rintracciate anche negli antichi libri catastali del XVII e del XVIII secolo, ancora ben conservati presso il Comune. Nel centro storico si possono ammirare anche la chiesa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria (detta anche di Sant'Eurosia, patrona del paese), con tele del Seicento e del Settecento. Tra le varie frazioni del paese vi è Villa Badessa, interessante isola linguistica Arbëreshë; sebbene questa lingua sia ormai scomparsa nel parlato quotidiano, permane nella ritualità liturgica della locale chiesa parrocchiale di rito greco-bizantino, dedicata alla Kimisis (che fa capo all'Eparchia Cattolica Bizantina di Lungro, in Calabria) dove si conserva tutt’ora una ricca collezione di icone bizantine e post-bizantine.

L’area vestina
Il territorio in cui si produce il nostro olio si trova in provincia di Pescara, nell’area cosiddetta «vestina», a nord della Valle del Pescara. L’area vestina ha ereditato questo nome da un’antica etnia italica che, attorno al V secolo a.C., popolava la regione tra il monte Sirente (2.349 metri s.l.m.) e il mare Adriatico. Qui, negli ultimi decenni, il patrimonio olivicolo è rimasto inalterato e anche le famiglie con poche piante non rinunciano alla propria produzione di olio: questo lembo di Italia centrale ha infatti un clima molto favorevole alla produzione di un olio di altissima qualità la cui peculiarità è il gusto fruttato.

Dolci e argentee colline
Del nostro territorio colpisce il colore verde-velluto e argenteo delle sue ondulate, dolci e basse colline dovuto alle piantagioni di ulivi, interrotte di tanto in tanto da colture erbacee e da vigneti. Il clima collinare è mite ed ha il privilegio di un giusto equilibrio tra esposizione ai venti e grado di umidità. Il terreno, la cui tessitura varia dal medio impasto all’argilloso, contribuisce a trasferire alle olive il gusto di fruttato che contraddistingue le nostre produzioni.

Il mito e la storia

 

IL MITO DI ELAIDE

“ Nam tactu natarum cuncta mearum
in segetem laticemque meri bacamque Minervae
transformabantur, divesque erat usus in illis “


Infatti ogni cosa che le mie figlie toccavano si trasformava in grano, o in vino puro, o in oliva, bacca di Minerva.
Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi ( libro XIII, 652-54 )

Prima di salpare da Aulide, la flotta greca imbarcò provviste di grano, vino e altre cibarie offerte da Anio, re di Delo, che Apollo aveva segretamente generato in Reo, figlia di Stafilo e di Crisotemi.
Quando si accorse che Reo era incinta Stafilo la chiuse in un cofano che abbandonò alle onde marine; spinta dalle correnti sulle spiagge dell’Eubea, Reo diede alla luce un bimbo che chiamò Anio in ricordo delle pene sofferte per lui; e Apollo in seguito lo elesse suo sacerdote a Delo …
Da sua moglie Dorippa, Anio aveva avuto tre figlie, Elaide, Spermo ed Eno, che sono chiamate le Vignaiole; … Anio dedicò le Vignaiole a Dioniso pensando che fosse bene avere due dèi come protettori della famiglia. In cambio, Dioniso promise che tutto ciò che Elaide toccasse invocando il suo aiuto si sarebbe trasformato in olio; tutto ciò che toccasse Spermo, si sarebbe tramutato in grano; e tutto ciò che toccasse Eno si sarebbe trasformato in vino. Così Anio potè fornire abbondanti provviste ai Greci. Agamennone tuttavia non era soddisfatto, mandò Menelao e Odisseo a Delo, dove essi chiesero ad Anio se le Vignaiole potevano partecipare alla spedizione. Anio rifiutò, dicendo a Menelao che per volere degli dèi Troia sarebbe caduta soltanto dopo dieci anni.
"Perché non vi fermate a Delo nel frattempo?" propose con calore ospitale. "Le mie figliole vi forniranno cibo e vino fino al decimo anno, e poi vi accompagneranno a Troia se necessario." Ma poiché Agamennone aveva ordinato : "Portatemi le ragazze, che Anio acconsenta o no", Odisseo incatenò le Vignaiole e le caricò sulla nave. Quando poi esse fuggirono, Agamennone mandò delle navi a inseguirle e minacciò la guerra se non si fossero arrese. Si arresero infatti tutte e tre , ma invocarono Dioniso , che le trasformò in colombe; e da quel giorno le colombe sono sacre a Delo.
Robert Graves, I Miti Greci ( 160 t – 160 u )

 

STORIA DELL'OLIO IN ABRUZZO

Da dove proviene l’ulivo
Nel Levante mediterraneo sono stati rinvenuti reperti risalenti a 45.000 anni fa di legno di olivastro, la forma selvatica dell’olivo che cresce spontanea nella macchia mediterranea. La prima documentazione sicura di una olivicoltura propriamente detta ci viene dalla Palestina, da Tuleilat Ghassul, a nord del mar Morto, dove sono stati reperiti nòccioli di olivo oramai domestico ben conservati risalenti al 3700-3500 a.C. È, dunque, da situare in quest’area del Vicino Oriente il centro primario di domesticazione dell’olivo in cui è avvenuto il passaggio da specie selvatica ad albero coltivato. E sempre nell’area palestinese, nella valle del Giordano e sulle colline del Golan, sono state ritrovate le prime documentazioni relative a presse da olio.

L’olivo in Italia
A Egiziani, Fenici e Greci si attribuisce la prima diffusione dell’ulivo nel bacino del Mediterraneo circa 1.000 anni prima di Cristo.
In Italia la coltivazione dell’olivo si sviluppò tra il IV e il III secolo a.C. a partire dal Meridione, poi, pian piano, si spostò verso nord nelle zone in cui la pianta trovò condizioni di clima e di terreno molto favorevoli per il suo sviluppo.

L’olivo in Abruzzo
Le prime tracce di olivicoltura in Abruzzo risalgono al periodo della dominazione romana, quando le misure protezionistiche adottate da Roma favorirono l'espansione dell’olivicoltura e dell’industria olearia; lo dimostra la diffusione del trapetum, il macinatoio delle olive del mondo latino. È Virgilio a raccontare della presenza dell’olivo nella Marsica (oggi in provincia de L'Aquila), dove vi era il lago del Fucino, mentre Ovidio parla della produzione di olivo nella Valle Peligna (oggi detta anche Conca di Sulmona).

I municipi romani
In Età imperiale vi furono scambi commerciali basati soprattutto su prodotti agricoli, olio, vino e cereali, tra l’Urbe e i municipi romani della zona, come Anxanum (antica città del popolo italico dei Frentani, corrispondente all'odierna Lanciano), Histonium (oggi Vasto, altra antica città frentana), Cluviae (nel territorio dei Carricini, una delle quattro tribù del popolo dei Sanniti che occupava l'area del basso Abruzzo compreso tra il fiume Sangro e le pendici della Maiella, a sud del territorio dei Frentani), Interamnia Praetutianorum (fondata dai Fenici dove oggi sorge Teramo e centro di riferimento della popolazione italica dei Pretuzi).

I secoli bui
La caduta dell’Impero Romano e l’inizio delle invasioni barbariche e della dominazione Longobarda segnarono il declino delle produzioni e dei commerci, fino ad arrivare agli anni bui del Medioevo in cui prevalse un'economia di tipo autarchico in cui le produzioni della maggioranza della popolazione erano destinate al solo autoconsumo familiare.

L’opera dei Benedettini
Fu attorno al XII secolo grazie all’opera dei monaci Benedettini e Cistercensi, osservanti la regola di San Benedetto ̶ ora et labora ̶ a determinare nella zona la ripresa dell’agricoltura e di un certo sviluppo sociale ed economico. La loro attività si svolgeva alacremente all’interno delle abbazie di San Clemente a Casauria (oggi in provincia di Pescara), San Giovanni in Venere (splendido tempio ottagonale in provincia di Chieti) e Santa Maria d’Arabona (complesso monastico nel Parco nazionale della Maiella), dove la loro opera nel diffondere la bonifica dei terreni e le pratiche agricole pose le basi di una solida olivicoltura, specialmente attraverso le prime prove di selezione delle piante di olivo. Rogiti notarili e lettere documentano gli scambi e i traffici che già a partire dagli ultimi anni del Medioevo vivacizzavano i mercati dell’Italia centrale, compreso quello dell’olio, che prendeva il largo dai porti delle attuali Pescara, Ortona, San Vito e Vasto verso Venezia, la Dalmazia e altri centri del mare Adriatico.

La trasformazione dell’agricoltura
Durante la dominazione spagnola l’agricoltura abruzzese visse un nuovo periodo di decadenza, ma a partire dai primi anni dell’Ottocento si avvertì la nuova aria portata dalle trasformazioni tecnico-scientifiche e politiche, eredità del secolo dei Lumi e della Rivoluzione francese. Risultati importanti in terra abruzzese furono la scomparsa del latifondo feudale a favore della formazione delle grandi proprietà borghesi e la concessione agli agricoltori dei possedimenti della Chiesa mediante contratti (enfiteusi e livello). Tutto questo comportò un cambiamento strutturale, sociale ed economico che si completò alla fine del XIX secolo quando si impose un modo nuovo di fare agricoltura con l’applicazione delle nuove pratiche agronomiche e l’impiego dei moderni mezzi tecnici che venivano insegnati e diffusi dalle nascenti scuole ambulanti di agricoltura, come quella di Penne (Pescara), sorta nel 1872, e le gloriose cattedre ambulanti de L’Aquila, fondata nel 1897, e di Chieti, che iniziò l’attività due anni dopo. I professori di agricoltura, quasi sempre illustri agronomi, con il loro lavoro capillare e paziente, diedero slancio allo sviluppo dell’agricoltura tutta, ma molto in particolare alla coltivazione dell’olivo e alla produzione dell’olio.

 

Elaide - azienda olivicola e frantoio oleario
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